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יום חמישי

Maroon 5 from Los Angeles

"Wake up call"

American anthem, Star Spangled Banner, with karaoke :)

"Makes me wonder"

"She will be loved" with karaoke

Natalie Portman from Jerusalem

American actress Natalie Portman (born in Jerusalem, Israel, on June 9 as me :), 1981, Gemini, as Natalie Hershlag (hebrew: נטלי הרשלג, but known as Natalie Portman (h.: נטלי פורטמן).

video: "Believe me Natalie" (by The Killers from Las Vegas), dedicated to Natalie, the best conceivable English model I met in Milan, and Killers fan.

"Mr. Brightside", with Florence (Italy) behind there

Bar+Aerosmith


Aerosmith with Bar Refaeli (hebrew: בר רפאלי , born June 4, 1985, Gemini)

SHALOM, SITE UNDER CONSTRUCTION-WORK IN PROGRESS, PLEASE COME BACK SOON, THANK YOU

"Crazy"





"Pink"


Bar Refaeli from Sports Illustrated





"Crying"

"I don't wanna miss a thing"

"Jaded"

"Hole in my soul"

Ecco la nuova fidanzata israeliana di Leonardo Di Caprio... (ma non era gay?). Si è innamorato di un ficodindia... Chi ha visto la luce in Israele viene familiarmente definito "sabra", fiore del deserto, dal nome di una pianta spinosa come il ficodindia (guardando lei però, io direi fica-dindia :).
Come vedete nella foto sopra, è venuta al mare a trovarmi (si vede dai cactus sul davanzale ghghgh - mio simbolo da quando ci sono caduto sopra e da quando ho lavorato nel campo dei cactus...ma non faccio ancora il contadino :). Nell'altra foto sono sempre io, cioè il cavallo (nel senso dello stallone ghghgh).
Nata il 4/6/84 (eh noi gemellini siamo i migliori...anche se io non son gnocca come lei... :), (mentre Natalie Portman è nata il 9 giugno come me :), la fanciulla si chiama BAR...boh... Quando le ho dato la mano pensavo volesse subito uscire, al bar...valla a capì... Vabbè che ho fatto colpo, però non credevo così velocemente... :) Si sarà così accaldata nel vedermi che le è venuta sete... ghghghgh

www.carloscartagena.com

In questo disegno qui sopra, il disegnatore sudamericano non si è ispirato a Bar come sembrerebbe, ma a un'altra bellezza, Karen Mulder, l'olandese rovinata dai francesi.

Se io fossi una donna, con una come Bar cambierei subito gusti sessuali... :)
Le ho mandato un Mms...le ho detto che io sono meglio di Leonardo Di Capra!! :)
(le capre, si sa, hanno le corna...ghghghgh)

Bar Refaeli è testimonial dei costumi da bagno Yamamay... www.yamamay.it (si sconsiglia la visione ai deboli di cuore :)

click on images for bigger pictures - clicca sulle immagini per ingrandire

Vai su www.yoox.it




GIRLS FROM ISRAEL




GIRLS FROM ISRAEL

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יום שישי

volontari in Israele

Hatikva, the national anthem of Israel, with English karaoke :)

La forza di Isahal

In 24 anni l'esercito di Tel Aviv è stato affiancato da centomila sostenitori disarmati. Vengono da tutto il mondo. E molti, come Anna, non sono ebrei. Una volontaria Sar-El fra i soldati d'Israele.

E' notte fonda e sono sola in bagno. Entra una soldatessa in ciabatte e asciugamano sulla spalla. «Fai la doccia?», chiede in inglese. «No» rispondo, continuando a guardarmi allo specchio. «Perché no?».Siamo nel deserto del Negev e viviamo e lavoriamo tutto il santo giorno nella polvere, ma ho fatto la doccia nel tardo pomeriggio. Mi giro a guardarla. è brunetta e piccolina e mi osserva da sotto in su con i grandi occhi marroni sgranati. «L'ho già fatta» dico, e dalla mia voce traspare un leggero stupore. «è perché ho paura di fare la doccia da sola», esclama lei per giustificarsi. «Se è per questo» dico con l'aria più naturale di questo mondo, «non preoccuparti, rimango qui ancora un po'. Devo lavare i denti, la faccia, mettere la crema...». Lei sporge un musetto da topolino intimidito: «Sai, i ragni, le blatte.». Dio, quanto è giovane, sto pensando io. Quanto è giovane, e mi fa male il cuore.Ha compiuto diciotto anni da pochi mesi, è sotto le armi, e come ogni ragazzina ha paura degli insetti e forse anche di questo stanzone che di notte sembra ancora più grande, con tutte le docce in fila e i lavandini e i gabinetti, separato dai dormitori da un andito silenzioso e buio. Dorme con due compagne in una camera di fronte alla mia. Ieri sera la porta era spalancata: tre letti con le coperte azzurre, manifesti alle pareti, uno stereo, una piccola libreria, peluche ovunque e poi la nota inverosimile di un M16 di traverso sul primo letto, al fianco di un orsacchiotto spelacchiato bianco e marrone.

Un'associazione particolare
Ecco, c'è chi si porta a casa il ricordo delle vacanze ai Caraibi. E chi, come la sottoscritta, la nostalgia di certe notti da volontaria in Israele, nella base militare di Tse Elim, a mezz'ora dalla città di Bersheva, in pieno deserto. Tse Elim è il nome di un arbusto a forma d'ombrello basso che cresce tra le palme e gli 'arava bohia', alberi simili ai salici piangenti ma adatti all'aridità del luogo. Alberi alti, frondosi e polverosi, faticosamente piantati dagli ebrei che non si arrendono mai e che continuano a prodigarsi per riscattare la terra d'Israele. Vivo a Roma da molti anni e all'inizio del 2002, alcuni mesi dopo l'attentato alle Torri gemelle, chiesi alla responsabile della Sar-El, presso la Comunità ebraica romana, di inserirmi nella lista degli italiani in partenza per l'estate successiva. La Sar-El (Sherut LeIsrael, Servizio per Israele), fondata nel 1982, è una associazione di volontari provenienti da tutto il mondo. Si calcola che in questi 24 anni circa centomila persone ne abbiano fatto parte, la maggioranza ripetutamente e spesso per periodi di tempo molto lunghi. I volontari collaborano alla difesa d'Israele lavorando nelle basi militari, condividendo con i soldati le fatiche della vita quotidiana per un periodo non inferiore alle due settimane.

Spensierati, nonostante tutto
Nel 2002 la risposta alla mia richiesta fu un no senza se e senza ma. Non sono ebrea, non mi conoscevano, non conoscevano nessuno che mi conoscesse e le ragioni di sicurezza prevalevano, allora, su ogni altra considerazione. Israele era sottoposto in quei mesi alla seconda Intifada, una serie di attentati terroristici di efferatezza inaudita. Il rifiuto della Sar-El romana non mi offese, iniziai però a cercare vecchi amici ebrei che conoscevo sin dal tempo dell'università perché testimoniassero a mio favore. L'iniziativa ottenne successo. Nell'estate del 2003 mi fu concesso di lavorare in una base militare israeliana insieme ad altri della Sar-El. I volontari provenivano dall'Europa, dal Canada, dagli Stati Uniti, dal Sudafrica, c'era persino, ricordo, una ragazzina siberiana. Per la maggioranza si trattava di ebrei, ma molti non lo erano, proprio come me. Sono tornata volontaria in Israele anche la scorsa estate, durante il conflitto con gli hezbollah libanesi. E ci sto tornando ora, in questo dicembre 2006, quando grazie al terrorismo filosiriano il Libano è di nuovo sull'orlo della guerra civile e da Gaza non cessano di piovere sulle città israeliane i missili qassam. Nelle basi militari israeliane ciò che colpisce il nuovo arrivato è il rapporto di amicizia tra i soldati dei due sessi. Sembrano tutti ragazzini, i più anziani hanno vent'anni. Maschi e femmine lavorano e si esercitano insieme, mangiano insieme e dormono in stanze attigue. Atteggiamenti di prepotenza o di bullismo renderebbero la situazione insostenibile e il 'nonnismo' è un fenomeno pressoché sconosciuto. Ho riflettuto spesso sul fatto che un esercito del genere può esistere e restare efficiente solo grazie alla grande cultura e civiltà della quale è permeata la società israeliana. Dove il rispetto della donna e la solidarietà e l'amicizia nel 'fare assieme' rimangono valori supremi.

Giocare a shesh besh
Tsahal si potrebbe definire un 'esercito del popolo' nel senso letterale del termine. Tutti i giovani, dopo i 18 anni, ne fanno parte, i maschi per tre anni, le femmine per due, gli adulti continuano a tornarvi, come riservisti, per un mese ogni anno fino ai 45/50 anni, ma molti, volontariamente, anche oltre i 65. La sera, nelle basi, è il momento più tranquillo. Finito il lavoro, dopo cena, alcuni soldati hanno l'autorizzazione per tornare a dormire a casa, gli altri si riuniscono in cortile e si divertono come tutti i ragazzi della loro età: chiacchierano, suonano la chitarra, giocano a shesh besh, una specie di dama mediorientale, o a basket, si mandano sms sul telefonino. Seduti qua e là, noi volontari ci raccontiamo della nostra vita, del perché siamo venuti in Israele e intanto osserviamo la loro giovinezza, felice e spensierata nonostante tutto.Nei nostri confronti i soldati mostrano rispetto misto a curiosità. Chi sono questi stranieri, molti neppure ebrei, che vivono per settimane nelle basi al solo scopo di sostenere Israele e che poi ripartono come se niente fosse?

«Perché ci aiutate?»
A volte lo chiedono anche apertamente: «Perché ci aiutate?». Quest'anno i volontari sono stati molto più numerosi, accorsi per aiutare Israele nella guerra contro Hezbollah. Sparpagliati tra i soldati delle retrovie, nella base di Tse Elim eravamo in ventitrè, tutti madre lingua inglese, tranne me, uno svizzero tedesco e una coppia di giornalisti di Goettingen. C'erano molti americani, un avvocato di Toronto accompagnato dalla moglie, un ricco imprenditore delle Hawaii. Il nostro compito era riparare le uniformi e le attrezzature belliche. Altri italiani erano stati inviati a Kfar Etzion, dove preparavano gli scatoloni di cibo per i combattenti al fronte.

www.tempi.it

שבת

Soldatesse modelle

Moran Atias. Mi ricordo la prima volta che l'ho incontrata, sono rimasto a bocca aperta... Eravamo a una mostra d'arte (lei era con un vecc...mah...), per me l'opera d'arte era lei... Di una bellezza incredibile... e ragazza intelligentissima, è sprecata per quello che fa (modella, attrice, ecc.). Gliel'ho scritto anche sul suo MySpace...mi piace dire a una ragazza bella che è intelligente, e dire a una ragazza intelligente che è bella... Quando lavorava in radio una volta ha parlato di me (ecco perchè dico che è intelligentissima ghghghgh). Ogni volta che conosco una ragazza israeliana mi fa vedere le sue foto di quando ha fatto il militare (nell'attesa che faccia vedere qualcos'altro :))), allora io le faccio vedere le mie.

Le cover-girl di Tsahal, Israele in guerra di look.

Le soldatesse si fanno testimonial sulle riviste patinate.

Immaginate una ragazza bellissima, occhi neri intensi, fisico da modella, bikini essenziale. Il prototipo della sensualità femminile, morbidezza e vita. Una dea? No, un militare, un militare di Tsahal, il temibile esercito israeliano.

«Durante il servizio di leva adoravo sparare con la mitraglietta M-16 ed ero bravissima a colpire il bersaglio», racconta Yarden Harel, ex tenente del Mossad, l’intelligence israeliana, conoscitrice esperta del confine libanese, ma soprattutto ragazza copertina. Una delle dodici selezionate per l’ultimo numero della rivista maschile Maxim dedicato alle soldatesse israeliane, «le divise più sexy del pianeta». Basta leggere le loro biografie per capire che non c’è trucco.

Nivit Bash viene davvero dalla security («Il mio lavoro è top secret, posso solo dire che ho studiato l’arabo»)
Natalie Niv si è formata nelle telecomunicazioni navali dove ha incontrato il generale diventato poi suo marito

Gal Gadot ha insegnato a lungo educazione fisica ai colleghi uomini prima d’essere incoronata miss Israele, «I soldati mi amano perchè li faccio stare in forma».
Belle, toste e patriottiche. Perché Yarden e le altre sono in realtà le testimonial di una campagna promossa dal ministero degli Esteri israeliano per cancellare l’icona radicata del Paese con l’elmetto, sinonimo di guerra permanente, armi sofisticate, servizio militare obbligatorio per tutti, uomini e donne, tre anni di vita consegnati allo Stato.
Che ultimamente Israele necessiti un’operazione di «re-branding», un cambio di look, è opinione diffusa. Il pubblicitario Simon Anhol, padre del Nation Brand Index, l’indice dei migliori Paesi in cui vivere, lo colloca all’ultimo posto della classifica dominata dalla Gran Bretagna, perché «troppo identificato con il brand del conflitto». Alcuni mesi fa il ministro degli Esteri Tzipi Livni ha convocato i diplomatici e i migliori specialisti di PR sul mercato per pianificare una strategia mediatica a tappeto che sganciasse l’idea che si ha del Paese dalla questione palestinese, ammettendo che «c’è un problema d’immagine enorme».
Come spiegare che dietro la rigorosa divisa verde di Tsahal si nasconde un’anima? L’idea delle modelle-soldato è venuta alcuni mesi fa al Consolato israeliano di New York, dopo l’ennesimo rapporto negativo sulla percezione d’Israele nel mondo, una nazione che oggi neppure gli amici americani si sentono di definire «rilassante». Finchè la critica arriva dall’amata-odiata Europa d’accordo, si può replicare per esempio che il sondaggio secondo cui Israele sarebbe più minaccioso dell’Iran e della Corea del Nord pubblicato nel 2003 a Bruxelles è il prodotto d’un astio antico, addirittura antisemita. Finchè a puntare l’indice è una coscienza inquieta come quella dell’ex presidente della Knesset Avraham Burg, che un paio di settimane fa ha accusato il suo Paese d’essere «militarista e morto dentro», c’è la possibilità d’invocare il lavaggio dei panni sporchi in famiglia, perché sempre di famiglia si tratta. Ma se gli Stati Uniti cominciano a vedere Israele come «una terra di conflitti insolubili, gente testarda e belle ragazze», il discorso cambia.
«Dovevamo immaginare una campagna che comunicasse l’altra faccia d’Israele», ha detto il console generale di New York Ariyeh Mekel. E si è rivolto a Maxim.
Funzionerà? Mohammad Abu Awwad, producer palestinese di Ramallah che lavora da anni con i media stranieri, è scettico: «Non convinceranno nessuno che sono diventati anime belle come i corpi delle ragazze». Ma sul piano comunicativo, ammette, «hanno segnato un punto». Perché anche nella terra del fuoco incrociato il vero fascino della divisa militare è simbolico, protagonista epico di storie e leggende come questa, raccontata da Mohammad: «Quando Gaza non era la prigione che ora è diventata, molte prostitute di Ashkelon andavano a lavorare lì. Un giorno i clienti palestinesi dissero loro che se avessero indossato l’uniforme dell'esercito israeliano le avrebbero pagate il doppio pur di aver la soddisfazione... E quelle, finchè fu possibile, guadagnarono un mucchio di soldi».

Israeli Defense Forces

They’re drop-dead gorgeous and can take apart an Uzi in seconds. Are the women of the Israeli Defense Forces the world’s sexiest soldiers?

Gal Gadot

Expertise: Physical fitness

“I taught gymnastics and calisthenics,” says this flawless former Miss Israel. “The soldiers loved me because I made them fit.”

Yarden Harel

Expertise: Military intelligence

Stationed in northern Israel for her two-year IDF stint, Yarden says target practice was her favorite activity. “I loved shooting the M-16,” she says. “And I was good at hitting the targets. But I haven’t shot anything since I left the army.” Or anyone, we hope.

Nivit Bash

Expertise: Military intelligence

“My job was top secret,” says this Tel Aviv native, who still lives with her parents. “I can’t talk about it other than to say I studied some Arabic!”

Natalie Niv

Expertise: Naval Telecommunications

This beguiling blonde clearly remembers her favorite part of serving her country: “I met my husband. His commander kept trying to set us up.” Lucky for him, Natalie followed orders.

Israeli female legislators are up in arms over their photo shoot. Who knew being in Maxim could cause such a controversy?

www.maximonline.com